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April 29 LA MIA CITTà è DISTRUTTA-cronaca a venti giorni26 aprile...venti giorni...inizio anche io a fare un po' avanti e indietro dall'aquila...la vita deve ricominciare...il tempo degli ormai e dei verbi coniugati a passato all'imperfetto è finito.
i morti sono stati quasi tutti pianti( parlo dei 50 dispersi), ora bisogna rifargli faccia a ste trettecate che quando cala la sera ti prende l'ansia anche se sei sotto una tenda blu sotto il cielo a prendere la pioggia.
cala la notte...e qui ci si sente al sicuro ci si riprende di spirito, ci si mette nell'animo che bisogna ricominciare, pianificare, pensare al domani, e vivere il presente, perchè il vecchio ora è caduto e l'unica scelta è ripartire anche da zero, apprezzare questa possbilità dataci dalla sorte, che un futuro ce l'abbiamo. incerto, è vero, con molta nebbia, è vero, ma almeno non siamo sotto terra e il nostro futuro ce lo dobbiamo ricostruire.
fino ad ora molti dei nostri genitori "tribolavano"(lavorare sodo e duramente) per garantirci un futuro certo e tranqillo...trenta-quaranta secondi...tutto per terra.
ora però siamo noi giovani che dobbiamo "tribolare" per costruire quel futuro che i nostri genitori sognavano, anche aiutandoli, e cercando di dare il massimo e il meglio di se stessi.
ora è il momo di dimostrare il nostro valore, i nostro coraggio, di alzare davvero la testa, guardare il cielo e dirsi che siamo ancora qui...e se siamo ancora qui allora possiamo fare tutto.
dobbiamo farci da noi, un po'. e se lo stato mantiene ciò che ha promesso...allora possiamo tribolare anche col sorriso sulle labbra.
non dimenticate... questo è l'appello al resto dell'italia e se acchiappo quei due abruzzesi che hanno parlato a napoli li faccio una lobotomia per capire se è proprio il cervllo che gli manca o qualcos'altro?
non vogliamo essere lasciati in pace( certo non si apprezza il giornalista che cerca lo scoop ad ogni costo)
ma l'emergenza c'è ancora e fino a quando tutti gli aquilani no avranno un tetto vero sopra la testa DIGNITOSO E RISPETTOSO DL NOSTRO DOLORE allora l'emergenza non potrà dirsi conclusa.
cronaca a venti giorni...
molti mi dicono che sono forte etc..vivo solo un dramma a mio modo...
la mia città è distrutta
è venuto il momento di iniziare a ricostruire
April 23 LA MIA CITTà è DISTRUTTA 13APRILE-19 APRILEEccoci qui…seconda settimana…la prima emergenza è finita…i morti sono stati trovati e seppelliti…duecento novanta cinque anime. Io continuo il mio “mestiere” di tenere viva l’attenzione e il ricordo su quanto successo. Eppure la vita va avanti, per noi sopravvissuti il sole continua a sorgere al mattino e a tramontare alla sera. Bisogna che si ricominci, che ci si riprenda che si inizi ad occupare la mente, siamo persone che hanno voglia di fare, di offrirsi, di rendersi utili…certo che la terra continui a tremare non aiuta a riprendere una vita normale. Il centro storico è finito, bisogna ricostruire quasi tutto e non molti sono presi dal panico perché non si sa davvero da dove iniziare. Come quando si riapre una casa da sistemare abbandonata da molti anni; uno apre la porta, fa entrare un po’ di luce e vede quanto lavoro c’è da fare, nonostante tutto però bisogna ricominciare, a costo di metterci a fare i muratori, con calce e mattoni. Sto bene qui dove sto, ma so che non ci starò per sempre, non posso stare perennemente in vacanza, va contro tutti i miei principi, evitare di vivere di assistenzialismo. Non ho la pretesa che lo stato italiano mi mantenga a vita…magari che mi fornisca il tetto sulla testa che devo finire ancora di pagare con il mutuo, il frutto di tanti sacrifici, il risultato di quel principio di NON VIVERE SULLE SPALLE degli altri cittadini italiani; magari che vigili sulla speculazione edilizia che si avrà, sui prezzi (che già sono saliti su roulotte e tende e casette di legno) di vendita e di affitto. Perché, parliamoci chiaro, apprezziamo tantissimo la sospensione del pagamento delle rate di mutuo, di bollette, il sussidio offerto e quant’altro…ma poi dovremo pur campare, quelle bollette dovranno pur essere pagate, e il sussidio finirà. E chi è un libero professionista? Un artigiano che aveva la bottega al centro? Chi ha perso casa e lavoro? Come potrà fare? Voglio dire: 400+800 a casa mia fa 1200 euro…e che affitto trova una famiglia di quattro persone? Allora lo stato dovrà vigilare sui prezzi, perché ci sia una ripresa decente, perché guardiamoci in faccia e la coscienza: si sa che gli italiani son generosi( e l’abbiamo ampiamente visto e apprezzato) ma si sa che quando si svegliano la mattina sembra che si mangino “pane e volpe” e le catastrofi come questa sono il pane quotidiano per arraffatori e delinquenti. Noi vogliamo gente pulita, aquilana, che ami con tutto il cuore la città; le speculazioni sono già iniziate sulla costa o per lo meno ci hanno provato, perché gli aquilani non sono gente bonacciona e fessacchiotta in tutto e per tutto e i numeri della protezione civile ce li abbiamo memorizzati sul telefonino. Amiamo i volontari, vigili del fuoco, la protezione civile, il corpo forestale e tutti gli organi intervenuti a vigilare. Ma passata ormai la prima emergenza, bisogna che si continui a vigilare… Ecco questi pensieri mi sono venuti in mente questa settimana. Venerdì sono andata anche io ad aiutare la volontaria che ci assiste, e ieri sono tornata nella mia città. E nonostante tutto…quanto ero contenta di stare lì, di sentire la mia terra sotto i piedi, anche se “trettecante”. Stiamo bene qui, il cibo non ci manca, i vestiti nemmeno, però mi manca la mia città, la mia terra, la mia università, la mia vecchia vita. Ne ho nostalgia e per questo spero in tutto il mio cuore che gli aquilani riescano a riprendersi da questa tragedia. Non so il perché di tanto amore, forse perché nessun posto è come casa, perché è difficile ricominciare tutto nella propria città, figuriamoci in una nuova. Voglio ripartire, non mi importa da dove…se da via XX settembre, dal corso, dai tre cantoni e mezzo o da via Garibaldi.
Eppure eppure..la voglia di ricominciare è tanta fremiamo al pensiero, chi può già tenta di tornare a lavorare e l’università è attiva, ma quando cala il sole ad ovest…le madri piangono i figli, i mariti le mogli, i fratelli, gli amici.
DUECENTO NOVANTA CINQUE ANIME
Un pensiero la sera prima di sognare. Sempre quella cicatrice sul cuore che prude.
April 19 NOTIZIE UTILICOMUNE, RIAPRONO I PRIMI UFFICI. Ha riaperto l’ufficio anagrafe del Comune dell’Aquila. Il servizio è stato ripristinato al piano terra del comando dei vigili urbani – via Edoardo Scarfoglio – ed è in condizioni di poter stampare i certificati, di poter rilasciare le foto autenticate e di autenticare le firme. L’orario di apertura al pubblico è continuato, dalle 10 alle 18, compreso il sabato. Naturalmente, in questa prima fase di riattivazione del servizio potrebbero verificarsi dei disagi. Ha ripreso anche a funzionare il protocollo.
COMUNE, RIAPRONO I PRIMI UFFICI. Ha riaperto l’ufficio anagrafe del Comune dell’Aquila. Il servizio è stato ripristinato al piano terra del comando dei vigili urbani – via Edoardo Scarfoglio – ed è in condizioni di poter stampare i certificati, di poter rilasciare le foto autenticate e di autenticare le firme. L’orario di apertura al pubblico è continuato, dalle 10 alle 18, compreso il sabato. Naturalmente, in questa prima fase di riattivazione del servizio potrebbero verificarsi dei disagi. Ha ripreso anche a funzionare il protocollo. RIATTIVATO IL TRASPORTO PUBBLICO URBANO. E’ stato riattivato il servizio di trasporto pubblico. Ne ha dato notizia l’Ama, l’azienda del Comune dell’Aquila che gestisce gli autobus urbani. Per ora il servizio in questione è a chiamata. Il capolinea è al piazzale del terminal di Collemaggio, giudicato agibile. L’Ama ha provveduto ad allestire delle tende sotto le quali operano tecnici e impiegati, mentre sta effettuando la messa in sicurezza dei capannoni e della rimessa degli autobus. Per prenotare il servizio – che è gratuito e che viene svolto tra le fermate già prestabilite – si può chiamare lo 0862-319857. TRASPORTO PUBBLICO EXTRAURBANO. Anche l’Arpa, l’azienda regionale di trasporto pubblico, assicura viaggi gratuiti da e per L’Aquila all’interno dell’Abruzzo. Non occorre il biglietto nemmeno per andare dall’Aquila a Roma. L’acquisto del titolo di viaggio è invece necessario per la tratta Roma-L’Aquila. Gli orari di queste percorrenze sono sul sito internet www.arpaonline.it. CAMERA DI COMMERCIO. La Camera di Commercio dell’Aquila ha reso noto di aver riattivato alcuni uffici, dislocati in alcuni piccoli container davanti ai locali del laboratorio merceologico dello stesso ente camerale, nel nucleo industriale di Bazzano (Agenzia per lo Sviluppo). Il recapito telefonico è il seguente, 0862-441690. La Cciaa ha inoltre fatto sapere che sono regolarmente operativi gli sportelli di Avezzano, Sulmona e Carsoli. SEGNALAZIONI, ATTIVI ANCHE E MAIL, FAX E TELEFONO. Si ricorda che è consigliabile segnalare il proprio nominativo qualora ci si sia allontanati dalla città o si viva fuori del territorio comunale (pur avendo la residenza all’Aquila). Tale segnalazione va effettuata recandosi presso il comando dei vigili urbani, in via Edoardo Scarfoglio n.l, o delegando una persona, che dovrà lasciare anche un recapito telefonico dell’interessato, oppure inviando i propri dati all’indirizzo di posta elettronica terremoto@comune.laquila.it, oppure comunicandoli al numero 0862-645818 o inoltrandoli via fax allo 0862-404754. Scegliendo l’invio per fax o posta elettronica, bisognerà indicare il nome e il cognome, la data di nascita, l’indirizzo di residenza all’Aquila, l’eventuale residenza al di fuori della città e un recapito telefonico. I CAMPI IN RETE. La società 2bite s.r.l. sta completando l’allestimento delle operazioni per consentire a tutti i campi dove alloggiano i senza tetto la possibilità di collegarsi gratuitamente con internet. Per rendere possibile tale intervento, la società in questione metterà a disposizione la propria rete wireless air2bite, perfettamente operativa. FARMACIE. Si ricorda che sono attive le farmacie del Torrione, Via Alcide De Gasperi (tel. 0862-482877), Pettino, Via Leonardo da Vinci (tel. 0862-321498), Coppito, Via Preturo (0862-362572) INFORMAZIONI ANIMALI. L’Azione veterinaria della Protezione civile nazionale comunica i recapiti telefonici, dove ci si può rivolgere per informazioni riguardanti animali domestici. Numero verde 800082280 (da numeri fissi e da cellulari Tim), 0861-315500 (altri operatori telefonici), 0861-332310 (fax), mentre la posta elettronica è la seguente: terremotovet@izs.it. Per quanto concerne l’emergenza animali, si può contattare la squadra zoofila ai numeri 348-7978711 oppure 348-6410226. INGRESSO AI LOCALI PER POSSIBILE RECUPERO MASSERIZIE. I Vigili del Fuoco hanno istituito cinque punti di riferimento mobili per le persone interessate al recupero di masserizie all’interno delle loro abitazioni o dai locali. I punti in questione sono situati alla Fontana luminosa, a via XX settembre (all’altezza di palazzo di Giustizia), alla villa comunale, nel quartiere San Francesco (all’angolo di via Colagrande) e a via Amiternum (quartiere di Pettino, vicino all’incrocio con via Piccinini). Per informazioni, si può chiamare il numero 0862-61857. PER I VOLONTARI. I gruppi dei volontari che volessero venire in città a prestare la loro collaborazione per l’assistenza ai terremotati, devono accreditarsi presso il Com 1 dell’Aquila, in via E. Scarfoglio. Nei prossimi giorni, per questa operazione sarà allestito un camper all’uscita autostradale dell’Aquila Ovest. Il notiziario del terremoto del Com 1 è anche sul sito internet www.comune.laquila.it. April 16 L'aquila bella me...mi manki“….Una vicenda singolare di oltre 700 anni ha dato alla città un’impronta precisa, un volto assolutamente originale, un carattere irripetibile: << castigliana>> nella natura e nell’anima, severa e scorbutica, insofferente e sdegnosa. L’<<aquilanità>> è una sostanza personale, è una temperie morale e civile, fatta di orgoglio, di fierezza, di scarse parole secche e pungenti, di icastico vernacolo, di dignitosa gentilezza e di nobiltà. April 15 LA MIA CITTà è DISTRUTTA- 11 E 12 APRILE11 APRILE
Sabato mattina…ogni mattina qui al camping i volontari della Caritas arrivano da tutta italia su camion con vestiti e coperte. Perché noi siamo stati fortunati e siamo riusciti a prendere molto, rispetto a chi è uscito in pigiama e pantofole e non è potuto rientrare perché la casa è completamente crollata.
Questa mattina è toccato anche a noi andare vicino il camion…le due volontarie molto simpatiche venivano dal trentino. C’erano una decina di persone. Di solito non siamo persone che si accalcano, ma quando la necessità chiama…si perché è necessario rovistare tra gli scatoloni, cercando un maglioncino caldo, o un paio di slip, o un paio di pantofole. Perché anche se l’atmosfera è quella di una vacanza, c’è solo una parola che ci definisce: SFOLLATI.
Ecco il vero significato che si nasconde dietro questa parola, persone che pur avendo la vita, non hanno niente con cui continuare a vivere. Lo scopo per migliorarsi, e per restare attivi. D’altronde se non finiscono le scosse non si può pensare di ricominciare; ecco forse perché sono tanto nervosa quando si nominano i sismi avvenuti. Perché non è una guerra, che quando scoppia, uno dopo un po’ si rassegna e ci convive…non ci sono persone che si possono convincere; un senso di impotenza che ci attanaglia le viscere, e rischia di farci sprofondare nella stessa faglia che s’è aperta sotto la mia città. “ Ma domani è Pasqua?!” chiede un bimbo alla madre quasi sorpreso che domani sia il giorno tanto felice che si aspetta dopo natale, per aprire le uova e mangiare cioccolato fino ad avere mal di pancia.
Un evento tanto devastante da far dimenticar anche ciò che di gioioso ci rimane; io come tutti sono preoccupata per il futuro, eppure molti “ adulti” dicono che non devo....ma è impossibile non preoccuparsi: intanto perché è da irresponsabili. È vero ognuno ha i suoi compiti, ma preoccuparsi per il futuro è dovere di tutti, lo fanno persino i bambini!!
Molti ancora non si rendono conto che per tante persone è cambiata a vita, e che i giovani si preoccupano perché siamo vivi solo per miracolo perché il loro futuro è incerto, perché siamo impreparati perché non dobbiamo lasciare soli i nostri genitori, perché sentiamo di dover dare il nostro contributo, perché più persone oneste si rimboccano le mani, prima la nostra aquila tornerà a volare nel cielo azzurro e limpido dell’abruzzo.
C’è chi prega, chi invece si offre come volontario…io…io scrivo perché è una testimonianza che voglio dare, al di là delle varie frasi di circostanza scritte su facebook, o di catene telefoniche…una testimonianza che continuerà fino a quando non saremo tornati alla normalità…anche se rimarrà sempre quella cicatrice negli animi di chi si è salvato, perdendo anche cari e conoscenti. “ Perché invece di scrivere non vai davvero a lavorare in prima fila con i volontari?” Per il semplice fatto che non so se ciò per cui sono più portata sia utile. Ad esempio non sono brava con i bambini…cosa dire se dopo che una persona si è offerta volontaria gli viene affidato un compito per cui è totalmente incapace? Io do la mia testimonianza e soprattutto non mi approfitto della situazione…ciò che non mi serve lo restituisco e sono gentile e disponibile con i volontari che sono delle persone meravigliose.
Quando sarà tornato tutto alla normalità, voglio diventare volontaria della croce rossa o della protezione civile, in modo da essere più preparata in futuro. D’altronde fino ad una settimana fa chi si aspettava una cosa del genere e di tali dimensioni e drammaticità?
Nel pomeriggio sono andata a trovare la mia amica I.; lei con la sua famiglia è stata molto fortunata perché la sua casa stava cedendo. Sono usciti mentre la terra tremava ancora. Il trauma di questi eventi consiste nel fatto che la tua casa, non è più sicura( come direbbero gli inglesi…da HOME diventa HOUSE), e che ogni rumore che vagamente somigli a un boato ti fa girare con uno sguardo terrorizzato.
Qui dietro passa la ferrovia e ogni volta che passa il treno o che c’è uno spostamento d’aria, un attimo di paura ci coglie e ci scambiamo tutti uno sguardo che parla da sé, rassicurato poi dal pensiero che dietro passano i treni e che lo spostamento d’aria è dato da quello.
Questi treni non aiutano. Cercano volontari. Se potessi far finire le scosse lo farei, se potessi ricostruire sola la mia città la mia casa la mia università, lo farei…forse è questo che fa sentire cosi impotenti…che in quaranta secondi ciò che si è fatto in trent’anni e più è andato distrutto e che per ricostruirlo non bastano quaranta secondi.
12 APRILE
Oggi è pasqua…stamattina solita colazione…anche se diversa, perché alcuni si commuovono, e cercano di non piangere pensando ai ragazzi e alle persone che non ci sono più, alle nostre vite cambiate, ai nostri animi segnati. Il mio cuore rimane ancora spezzato e non so se stavolta la cicatrice si formerà tanto presto; sono fortunata perché ho ancora un tetto sulla testa ben sostenuto da tanto cemento armato, fatto di sabbia di cava e non di sabbia di mare.
Si parla di ricostruzione, di come dovrà avvenire…una cosa è certa, bisogna vigilare…perché i soldi sono quelli e ce li dobbiamo far bastare costruendo edifici di qualità. Perché lo stato siamo anche noi…e se l’emergenza primaria è stata affrontata nel migliore dei modi possibili ed è stupido farne polemica, ora dobbiamo essere tutti onesti e cambiare la nostra mentalità. Dobbiamo cercare di mantenere il nostro patrimonio culturale( o meglio quello che ne è rimasto) non dimenticando il ricordo delle vittime.
Dentro di me una cicatrice per ognuna di loro.
L’effetto positivo di questa scossa è stata la dimenticanza del modo di fare degli aquilani: “ lo me è più bello deju sé.” Ecco, nella ricostruzione queste espressioni devono restare sotto le macerie…perché è vero che l’aquilano grazie alla sua “tostezza” ha dimostrato dignità, ma deve evitare di rimanere tosto e cocciuto nella ricostruzione, perché questa avvenga nel più breve tempo possibile.
Continuo a rimanere in lutto…perché io sto scrivendo mentre altri non possono più farlo.
Perché abbiamo ancora una casa e altri no
Perché non voglio abbandonare la mia città…ma forse sarò costretta
Perché anche io sono aquilana e sono cocciuta…
Perché voglio deciderla io la mia vita…non voglio lasciare che una “trettecata” lo faccia per me
Perché quella è la mia terra, la mia origine, la mia strada, la mia scelta, la mia vita…
Fino al sei di aprile la mia vita era L’Aquila…
April 13 LA MIA CITTà è DISTRUTTA -I PRESAGI
Il terremoto qui a L’Aquila è di casa, quei geni che l’hanno fondata l’hanno costruita proprio su una faglia che ogni tanto si apre e creai danni.
Tante date ricorrono nel tempo: 1300 1400 1700 1730 1908 1915 anni cinquanta, 1997 2002, 6 aprile 2009.
È da un anno che sono cominciate le scosse, non da ottobre 2008, ma a dicembre 2007…me lo ricordo benissimo.
Una bella scossetta alle sei del mattino che mi sveglia; vedo che è tutto in ordine e mi rimetto a letto.
Non sono una sismologa, né una geologa ma mi fido di alcuni miei istinti e sensazioni e in un modo totalmente irrazionale attribuisco l’inizio di tutto a quella scossetta.
Poi io non sento più niente e mi passa del tutto di mente, la vita scorre i giorni passano velocemente, e poi a ottobre la terra torna a brontolare; io non sento nulla, ma molti dei miei amici, di cui alcuni non sono della città, le sentono e in special modo la mia amica più cara mi avverte delle teoria secondo cui questa scia di tremori non sarebbe altro che il preludio a una “bella botta”.
Iniziamo un po’ a conviverci con queste scosse, come un ospite che dopo la festa non vuol più andar via…intanto io continuavo a non sentir niente.
Insomma alla terra sembra aver preso il morbo di Parkinson.
Poi il 30 marzo…inizio a sentirle tutte, e inizio ad avere paura, se ne parla tanto a livello locale, su face book, su messenger e mi viene in mente la scossetta di un anno prima.
Giovedì 2 aprile: è quasi l’ultimo giorno prima delle vacanze di pasqua e si parla di questi terremoti e là, io espongo la mia paura e la teoria di molti: “ Secondo me deve arrivare una botta rovinosa che fa crollare tutto”
Ripeto la mia sensazione a mia madre proprio domenica sera alla prima scossa delle 11.40 e lei dice: “ Mah gli esperti dicono che è tutto normale, che si fermerà tutto tra un po’…”
Eppure non sono tranquilla, forse una delle poche aquilane a non essere convinte del parere della commissione Grandi Rischi.
E poi la tragedia, il dramma di tutti…non solo aquilani, ma di molte persone di altre città d’Italia e del mondo.
Perché L’Aquila è una città universitaria e la maggior parte dello studentato è ospitato nella zona tra santa barbara e il centro, non solo la casa dello studente.
Penso a via delle Buone Novelle, via Sant’Andrea, Quartiere Santanza, zona S.Sisto, quartieri di Pettino e S.Barbara.
Eppure anche io ho sottovalutato il terremoto, perché non pensavo che anche gli edifici del centro crollassero; non mi riferisco alla casa dello studente, ma a via Garibaldi, a Via Sallustio, a Santa Maria di Farfa…parlo degli edifici a muri portanti spessi più di un metro rafforzato da contrafforti.
Eppure per molti non è stato sufficiente.
Mi aspettavo il crollo di santa barbara, ma non di Pettino, delle case popolari in via XX settembre o delle palazzine alla villa comunale, né che la strada si aprisse in prossimità di piazzale Paoli, o le lesioni alla facoltà di ingegneria, o le lesioni alla caserma dei carabinieri o alla caserma pasquali, le lesioni al quartiere nuovo dove è casa mia a Pile o il crollo del Duca degli Abruzzi o lo scatafascio dell’ospedale nuovo, quando invece la struttura di quello vecchio è ancora in piedi( costruito in epoca fascista).
Che i terremoti e i loro effetti non si possano ancora prevedere è vero; ma molti come me se lo aspettavano e di certo non c’era bisogno che si riunisse la commissione Grandi Rischi dando anche un’opinione sbagliata per capire che qualcosa andasse storto.
Certo non si poteva evitare che la scossa ci fosse o che i danni al centro storico non si verificassero, ma evacuare la città, allarmare un minimo gli studenti fuori sede, verificare la sicurezza delle case, o per lo meno degli edifici pubblici o dei luoghi di ristoro e divertimento…
Voglio dire: se fosse successo la mattina un giorno lavorativo o un giovedì o venerdì notte, i morti sarebbero stati molti di più.
Tutti i locali al centro sono delle trappole per topi in certe catastrofi, ma non sono i soli: anche i centri commerciali, o i bar dei distributori, o i locali della zona industriale.
Non si è salvato quasi nulla.
Oggi ci sarebbero stati i funerali, il bilancio dei morti sale: duecentonovanta anime, e la storia delle ultime due ritrovate mi ha fatto proprio male: madre e figlia ritornate a via Roma a pendere qualcosa sono rimaste sotto le macerie dopo il forte scossone di ieri sera.
I morti sono tanti da ricacciare, e le lacrime dei vivi altrettanto.
Ieri sarebbe stato giovedì di pasqua…i sepolcri…tradizione goliardesca è quella di andare a fare l’aperitivo in tutti i locali del centro, cantando e scherzando e ridendo.
Oggi la processione del cristo morto…l’anno scorso di venerdì santo pioveva e tanto e tanto era l’alcool che avevamo in corpo e qualche lacrima ne abbiamo cacciata ma non certo per motivi seri come questi. Quest’anno gli aquilani hanno vissuto una loro passione, ma le vie non erano quelle di Gerusalemme, ma via S.Andrea, via delle buone novelle, via XX settembre, via antica salaria, via antica Arischia, via Sallustio, via dell’Annunziata, via Garibaldi, via Duca degli Abruzzi, via Roio, via del Cardinale, Via dell’Arcivescovado, piazza della prefettura, via delle tre spighe, via ed arco dei Veneziani, via Navelli, via Paganica, via S. Martino, via Antinori, via Cascina, via Cavour, via Sassa, via e piazzetta S Flaviano, via Salvatore Tommasi, via d’annunzio, piazzale Paoli, viale Corrado IV, via della comunità europea, e tante altre.
Strano come ti cambia la vita e la prospettiva di vita: è come se una nebbia fitta fosse caduta sul futuro di tutti; come in quaranta secondi i sacrifici di una vita( o meglio di settanta mila vite) siano finite per terra; è una lezione che dobbiamo aver presente ma di cui ogni tanto ci si scorda, che niente è mai certo e sicuro.
Un giorno stai ripassando per l’esame più difficile della tua vita e il giorno dopo ciò che leggi sono solo le pagine del Centro.
Nessuno l’avrebbe detto, nessuno. Perché ci si è fidati di costruttori e restauratori e architetti, perché L’aquila è zona sismica e in certe zone non ci si dovrebbe risparmiare.
Ore 13.51, altra scossa magnitudo 3.1…non ne posso più di magnitudo e potenza ed epicentri. Però oggi ho avuto l’occasione di lavarmi decentemente, di camminare con tranquillità sotto un tetto senza dare troppa importanza a quanto fosse vicino l’architrave della porta o il tavolo.
Stasera andremo a mangiare una pizza fuori…ma nel pomeriggio ci saranno i funerali di N.; vorrei andare, ma sento che sarei di troppo. In certi momenti si è tutti di troppo, perché si è impotenti e non si può fare nulla.
Ore 18.30 altra scossa di magnitudo intorno a 4…qui sulla costa non si è sentita, l’abbiamo saputo a cena. Dove mi trovo è pieno di aquilani. Se si fa un giro al supermercato sembra di stare all’aquilone e la cosa per certi versi fa sorridere. A volte, quando non puoi piangere perché gli occhi non ne possono più, si cerca di trovare il lato ironico e paradossale di ogni situazione. Si cerca di non perdere la poca forza d’animo che ci rimane o di recuperare quella persa per ricominciare a salire la china.
Per essere di nuovo persone, per ritornare in quella bella città, in quella bella terra, per non adagiarsi sul comodo letto dell’assistenzialismo, per non essere di peso allo stato italiano e agli italiani stessi, che ci sono tanto vicini e ci sostengono con un lavoro ineccepibile, per rimboccarci le maniche e ricostruire, per tornare a preoccuparci delle stronzate, senza però dimenticare quelle anime, che alla sera sono salite a duecentonovantadue.
Ore 21 e qualcosa…un’altra scossa ancora…se fossi all’aquila sarei impazzita.
Stanotte però non si dorme tranquilli solo sulla costa. Un pensiero e una lacrima silenziosa.
April 12 LA MIA CITTà è DISTRUTTAintro
Oggi penso sia il 10 di aprile 2009. Non posso esserne sicura, sono quattro giorni che ho perso la cognizione del tempo, e se avessi perso solo quella non sarebbe un gran danno. Sono arrivata al quarto giorno di quest’incubo, un romanzo scritto male di cui non leggo l’ultima pagina. Ora che sono semi al sicuro lo sento lontano quel giorno da incubo, quando il 6 aprile alle 3.32 del mattino una scossa di terremoto ha distrutto la mia città e cambiato la vita a più di settantamila persone. Oggi nella scuola della guardia di finanza si terranno i funerali di stato. Io mi trovo a roseto sulla costa, ma fino a ieri ero una delle poche persone rimaste nell’aquilano. I miei compagni universitari sono lontani, e per fortuna sani e salvi; ma ognuno di loro con una telefonata o un messaggio mi sono vicini e mi sostengono, perché ogni volta che chiudo gli occhi ripenso a quella notte e a quella scossa che non finiva più. Un terremoto che non finisce più. Ero a Pizzoli in quel momento, con i miei genitori; ma la mia residenza è a L’Aquila, in un condominio più nuovo dell’ospedale, che è distrutto. Ringrazio il destino di non essermi trovata lì con i miei genitori quella notte, perché conoscendoli alle prime due scosse non saremmo usciti fuori, ma saremmo rimasti. Se fossi stata sola, alla seconda scossa dell’una meno venti sarei uscita di corsa, e mi sarei comunque salvata. Perché il vantaggio di essere soli in certe situazioni è quello di riuscire a pensare solo a se stessi, e quindi di rimanere concentrati e di mantenere il sangue freddo; certo se non si è soli ci si sente più al sicuro, e quando la terra ti trema sotto i piedi sei quasi contento di non essere il solo a sentire quella sensazione di paura e di incertezza che davvero niente è più sicuro intorno a te. Con certi fenomeni nemmeno la strada o gli spazi aperti lo sono più, quando ti si apre la terra sotto i piedi e rischi di sprofondare.
Negli affetti non sono stata molto ferita: il fratello di mio zio è morto( la sua casa si trovava a Tempera), la madre di un mio amico anche (abitava vicino quella che oggi è un cumulo di pietre, meglio conosciuto come porta Napoli), ma i cari a me più vicini si sono salvati. Mi sembra ancora irreale, come se quella città che ho attraversato a piedi lunedì mattina non sia la mia. La mia L’Aquila non è cosi, i suoi palazzi sono belli alti antichi a muri portanti con dei bei contrafforti che li hanno salvati dai terremoti peggiori; il forte spagnolo sta lì intatto dal 1500, via Garibaldi è uno dei cuori vivaci della città con i suoi negozietti, ed è espressione comune “ vediamoci ai quattro cantoni stasera” come se quello fosse il punto di raccolta di tutti; che belle le studiate alla biblioteca provinciale che quando sei stanco o fa troppo caldo scendi e fai una passeggiata per il corso, arrivi alla piazza del duomo guardi la malinconia della facciata della basilica delle anime sante, sotto cui ho anche suonato, e torni indietro pronto a riprendere a studiare; e poi che ricordi quando vedo corso federico secondo o piazza della prefettura dove il sabato sera ci si scanna per parcheggiare l’auto o via XX settembre zona tribunale( dove mia nonna abitava e dove io ho passato la maggior parte degli anni di liceo)…eppure la realtà non è più questa: la mia città è distrutta.
April 04 l'importanza dei tempi e la media dei 20 minutiallora fratellini e sorelline del web....è sabato sera...sto in ritiro x gli esami....e cosa balena nella mente bacata della sottoscritta?
i tempi del chupa dance..
eh si perchè è vero ke noi del "gentil" sesso molto spesso non siamo mai contente a letto...è vero che però pure i ragazzi....voglio dire..e ki c'ha i complessi e ki l'ansia da prestazione e ki (come direbbe qualcuno) "nu cero bruciato e più lungo" e ki va più veloce di speedy gonzales -.-
ora, ho notato dall'esperienze personali e di quelli dei racconti tra amike ke la media standard è quella dei 20 minuti(coccole escluse)...ke in fondo è il tempo necessario e giusto....
badate non sono una di quelle ke sta lì con in cronometro...xò mi è capitato ogni tanto di badare all'ora...e fidatevi....la media e i tempi sono quelli...certo a me non dispiace...voglio dire...ci sta là il tipo(in genere quello da ansia da prestazione) ke si mette a smanettare e destra e sinistra e su e giù...ke a un certo punto una se stufa guarda l'orologio e s'è l'ora ke mandano in onda grey'sanatomy s'alza e si va a guardare la telenovelas...o se unail preservativo con la suoneria mette un motivo tipo campanella di scuolae non vede l'ora che suoni...
ma gli estremi non sono mai positivi, xke ragazzi dopo 13 minuti e 29 secondi è naturale esclamare a voce alta: " Fatto?! per fortuna che c'è pic" -.-
non so se sia questione di intimità profonda, ke due ormai conoscono tutto l'uno dell'altro e quindi è facile...tokki là...un bacio lì e l'estasi già ci sta...X l'uomo....! eh si xke x noi è tutta n'altra storia.... |
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